mercoledì 11 febbraio 2026

In ricordo di Arnold Lebeuf

 di Franco Laner

Arnold Lebeub è stato uno storico delle religioni, professore all’università di Cracovia e uno dei maggiori cultori di archeoastronomia, con riconoscimenti internazionali.

Negli ultimi vent’anni ha soggiornato a Sardara, dedicando ogni risorsa allo studio del più bel monumento nuragico, il pozzo di S. Cristina a Paulilatino.

 
 Purtroppo è arrivata la brutta notizia, anche se annunciata. L’avevo visto lo scorso 5 ottobre nella sua casa di Sardara con Mauro Zedda. Era di ritorno dal Messico dove aveva visto l’ultima moglie e il suo figlioletto Martin. Lo trovammo emaciato, sofferto nel corpo e nello spirito.

A dire il vero è sempre stato magro e ostentava un atteggiamento dimesso, essenziale, disinteressato: mi ricordava il grande Brunelleschi che non si curava affatto dell’aspetto esteriore significando che sono altri i valori che meritano attenzione.

Durante quella visita ci raccontò ripetutamente come ebbe modo di star solo per alcuni giorni con Martin e girovagare: “Papà – gli disse alla fine – sono stati i più bei giorni della mia vita!”

Chiedemmo ai vicini di farlo ricoverare. E’ stato amorevolmente curato nelle strutture sanitarie sarde. Mi sono sentito orgoglioso del mio Paese.

Arnold ha dato un formidabile contributo alla civiltà nuragica in cui si identifica la Sardegna. Ha dato dignità scientifica alla bellezza del Pozzo di S. Cristina. Il libro che lo ha impegnato per anni e che cristallizza il grande cambio di paradigma inveratosi all’uscita del Neolitico, quando l’uomo con l’agricoltura e la zootecnica si svincolò dai problemi materiali ed ebbe tempo di osservare, in primis la perfezione e iterazione cosmica e tentare la spiegazione dei fenomeni. Nasce la scienza.

Il pozzo, dopo il libro di Arnold, non è più solo un tempio orientato astronomicamente a scopo rituale, bensì un osservatorio lunare funzionale a predire le eclissi.

Lo sentii la prima volta quasi vent’anni fa quando presentò a Serri le sue ipotesi sul pozzo. Alla fine, con impeto, mi alzai ed esclamai a tutta voce “Chapeau”! Mi ringraziò in francese, sua lingua natale, parlava fluentemente l’inglese, il polacco e lo spagnolo che preferiva fra tutte le lingue.

Mi piacerebbe che fosse sepolto nel recinto santuariale di S. Cristina, fra le cumbessias e il pozzo o che almeno le sue ceneri si miscelassero con l’acqua sacra del pozzo.

Ho immensamente apprezzato la sua ironia, qualità dei grandi. Un distacco dalla materialità della vita, pur vivendone tutti gli aspetti.

Amava i mandorli e ne aspettava la fioritura.


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