domenica 22 maggio 2011

Il pozzo di Santa Cristina, osservatorio lunare

di Mauro Peppino Zedda


Nel maggio 2011 è stato presentato a Paulilatino, Cagliari e Nuoro il libro di Arnold Lebeuf, Il pozzo di Santa Cristina, osservatorio lunare.
Un’opera che, tra le altre cose, cerca di dimostrare come il Santa Cristina fosse un osservatorio astronomico a carattere lunare, uno strumento attraverso il quale i suoi costruttori osservavano e registravano i moti della luna al fine di prevedere le eclissi.
Fino ad oggi era noto (vedi studi di C. Maxia e Lello Fadda, Il mistero dei nuraghi svelato con l’archeoastronomia 1981; Giuliano Romano, Archeoastronomia Italiana, 1991; Mauro Peppino Zedda, I Nuraghi tra Archeologia e Astronomia, 2004; Franco Laner, Il pozzo di Santa Cristina; Mauro Peppino Zedda, Archeologia del Paesaggio Nuragico, 2009) che il rapporto base altezza della cupola del pozzo, è caratterizzato da una geometria architettonica che coincide con buona approssimazione con una geometria astronomica. In altre parole, la linea passante tra il punto nord della base della cupola e il foro apicale forma un angolo (rispetto alla verticale) coincidente con l’angolo che caratterizza punto in cui la luna attraversa il meridiano nel giorno del lunistizio maggiore settentrionale.
Lebeuf nella sua opera si è preso la briga di capire la precisione dell’orientamento astronomico in questione, concludendo che se il pozzo fosse stato costruito attorno al mille a.C. (cioè riferendosi ai dati astronomici che caratterizzano la luna in quell’epoca) la precisione dell’orientamento sarebbe pari a più o meno 3 primi (un ventesimo di grado).
Considerando che siamo in una fase (di un ciclo millenario) dove l’altezza della Luna al lunistizio maggiore settentrionale si abbassa di 2 primi ogni 300 anni, è facile dedurre che l’orientamento mostra una precisione sbalorditiva. I costruttori sono stati capaci di una precisione assoluta, sbalorditiva!
Un’approssimazione di 1 grado attesterebbe comunque un significato astronomico del pozzo!
Lebeuf oltre a rilevare la precisione con cui il rapporto base altezza della cupola si rapporta all’altezza della Luna al momento del suo passaggio in meridiano nel lunistizio maggiore settentrionale, ha messo in luce che un filare dei cerchi di pietre isodome (dei 22 che compongono la cupola), spesso una volta e mezzo quelli che lo precedono, marca con estrema precisione il lunistizio medio!
La marcatura estremamente precisa del lunistizio medio, unitamente al maggiore e la presenza di una scala graduata (i filari di pietra presenti tra i due identici l’uno all’altro), induce Lebeuf a ritenere che il pozzo fosse uno strumento astronomico, uno strumento tecnologico in grado di fare osservazioni accurate dei moti lunari, tali da permettere a chi lo utilizzava di poter prevedere le eclissi.
Dunque attraverso l’accurato lavoro di Lebeuf il pozzo di Santa Cristina entra a far parte del patrimonio mondiale della storia della scienza, che si aggiunge all’essere un patrimonio mondiale dell’architettura e dell’astronomia.
Durante le presentazioni del libro di Lebeuf, archeologi e appassionati hanno riproposto alcuni dei luoghi comuni che circolano negli ottusi ambienti degli archeologi sardi a proposito degli argomenti che ostano ad una interpretazione astronomica del monumento.
Eccoli :
1) nel pozzo non poteva entrare la luce lunare perché, sopra il foro della cupola vi era un’altra struttura;
2) il pozzo si riempiva d’acqua e, dunque, non permetteva di fare le osservazioni;
3) la datazione del pozzo (per alcuni il pozzo risalirebbe al 1300 a.C. , invece che al 1000.);
4) il pozzo sarebbe stato ricostruito da Enrico Atzeni;
5) il pozzo sarebbe stato ricostruito dai romani in epoca più tarda.

Qualcuno ha definito queste obiezioni come delle spade di Damocle che inficiano la proposta di Lebeuf, sarebbe meglio definirle come le sciocchezze degli archeologi sardi, che invece di guardare la Luna continuano a guardare il dito.
L’archeologo che sostiene che i romani si sarebbero presi la briga di restaurare il pozzo adeguandosi stilisticamente allo stile dei costruttori, dovrebbe riprendere gli studi, dalle elementari ovviamente!
Poi vi è la schiera di coloro che mettono in dubbio la parola di Enrico Atzeni, che afferma che sulla cupola si è limitato a rimettere in opera uno (comunque sia originale) dei due conci che formano l’occulus. Su questi sarebbe meglio stendere un velo pietoso. Enrico Atzeni sarà pure un pessimo archeologo , ma non penso che sia bugiardo. Il restauro ha interessato la rampa e non la cupola.
Che sopra la cupola vi fosse un’altra struttura è possibile, ma non è certo, e sicuramente non avrebbe impedito alla luce della luna di penetrare l’occulus della cupola.
La datazione del pozzo al 1300 a.C. invece che al 1000, renderebbe ancor più preciso l’orientamento del pozzo con le fasi lunari.
A questo proposito si specifica che anche una approssimazione di 10 primi invece dei 3 riscontrati non invaliderebbe la proposta che il pozzo fosse un osservatorio, un’approssimazione maggiore (sino ad 1 grado) non inficerebbe il significato astronomico, ma in tal caso dovrebbe essere inteso come simbolico.
Altri sostengono che il pozzo si riempiva d’acqua e dunque era impossibile fare osservazioni astronomiche. Nella conferenza di Cagliari l’ing. Ambrogio Atzeni, che con l’archeologo Enrico Atzeni, diresse gli scavi e il restauro, ha detto che nella parte basale del pozzo vi erano delle aperture che facevano pensare che vi fosse già in origine una conduttura per tenere basso il livello dell’acqua. Anche senza la testimonianza dell’ing. Ambrogio Atzeni, conoscendo i condotti idraulici presenti in alcuni nuraghi (Arrubiu di Orroli, Santu Antine di Torralba) e in altri pozzi sacri, ci vuole poca immaginazione e solo buon senso per ipotizzare che nel Santa Cristina vi fosse un sistema di drenaggio.
Ma anche supponendo che non vi fosse il pozzo poteva essere svuotato anche manualmente, con dei secchi, quando si dovevano fare le osservazioni.
Quello che è certo e che nel secondo millennio a.C. la luce della Luna passante per l’occulus, quando ricorreva il lunistizio maggiore settentrionale, nel momento del suo passaggio in meridiano, sarebbe andata a cadere in fondo al pozzo, perfettamente, sottolineo perfettamente, tangente alla parete nord. Quattro anni e mezzo prima e quattro anni e mezzo dopo , cioè nel lunistizio medio la luce della luna si sarebbe fermata in uno speciale filare, prettamente riconoscibile tra i 22 che caratterizzano la cupola, un filare spesso una volta e mezzo gli altri.
Secondo Lebeuf il pozzo di Santa Cristina permetteva di conoscere con estrema precisione i tempi dei lunistizi medi e del lunistizio maggiore, una conoscenza che permetteva agli astronomi o astronome (che praticavano anche l’astrologia, beninteso) che operavano nel Santa Cristina di poter prevedere le eclissi.
Di fronte ad un manufatto perfettamente concepito in sintonia con i cicli lunari, è curioso notare l’atteggiamento di coloro che pur di negare l’evidenza ed affrontare la vergogna di essere responsabili di quarant’anni di ritardi nella acquisizione del significato astronomico del pozzo di Santa Cristina, propongono delle sciocche obiezioni, ad una tesi che pone il pozzo di Santa Cristina come un’opera di cui stanno discutendo gli storici della scienza.
Se prima dello studio di Lebeuf sapevamo che il pozzo di Santa Cristina era patrimonio mondiale dell’architettura e dell’astronomia, ora lo è anche della storia della scienza.

13 commenti:

  1. Ciao Mauro! Io ho partecipato a due conferenze di lebeuf e sto tentando di studiare il libro tra mille impegni pertanto grazie per la spiegazione offerta sullo studio di Lebeuf..
    anche in questa discussione sono emerse più o meno le medesime obiezioni da te elencate
    http://www.gentedisardegna.it/topic.asp?TOPIC_ID=17239
    Come detto in questa discussione io mi mantengo neutrale perchè attendo gli scavi che accertino la presenza di scolmatori alla base, o magari la pubblicazione degli scavi di Atzeni che chiariscano questo punto. Alle conferenze (e nel libro) tuttavia Lebeuf ha messo giustamente in rilievo la presenza di banconi sedili, i quali, attestati in Nuraghi (Funtana, Santu Antine), "rotonde", altri pozzi sacri, finanche tombe dei giganti, avevan la funzione di deposito delle offerte votive o più neutralmente di beni. Ecco perchè, oltre la presenza delle canalette in altre strutture nuragiche, mi convince poco l'idea che il pozzo fosse costantemente colmo d'acqua.....ma purtroppo devo attendere.

    un punto che nella discussione non sono riuscito a chiarire è l'obbiezione su eventuali "approssimazioni o imoprecisioni" di Lebeuf che sarebbero state aammesse dallo stesso Lebeuf nella conferenza di cagliari. Purtroppo il mio interlocutore, pur parlandone insistentemente non mi ha saputo spiegare cosa Lebeuf abbi esattamente detto.
    Ti sarei grato quindi, poichè eri un relatore di quella conferenza (giusto?) di volermi spiegare tu a cosa si faccia rferimento. Io alle conferenze e nel libro non ricordo qualcosa del genere...

    Poi ti segnalo, sempre prendendo spunto dalla suddetta discussione, il libro di Demurtas
    http://www.ciao.it/Santa_Cristina_e_i_siti_archeologici_nel_territorio_di_Paulilatino_Lucia_Manca_Demurtas_Sebastiano_Demurtas__1864818

    purtroppo io non riesco ad ordinarlo o a consultarlo in alcuna biblioteca. Ho pure cercato la mail di Demurtas ma con totale insuccesso. E' lui che parla di ristrutturazione romana del pozzo, cosa che pure a me suona inverosimile, dato che altrove i romani si limitarono a riutilizzare i nuraghi ma senza ristrutturarli...
    Mi faresti la cortesia, ove possedessi quella guidina o ne sapessi di più, di citare per esteso cosa dice Demurtas sulla ristrutturazione?

    infine la sovrastruttura. Presso iS Pirois lo si vede chiaramente in una delle foto da me postate) il fondo della Tholos aerea è aperto, manca il concio apicale. poichè come si vede nel suddetto pozzo non c'è ingresso alla tholos aerea, mi pare scontato ipotizzare o che la tholos aerea non fosse concepita
    per esser abitata..o fruibile, o che gli aventuali fruitori, dovessero passare o calarsi dall'alto. dunque, anche la sovrastruttura doveva presentare un accesso all'apice...
    ma allora perchè lebeuf stesso nel libro, afferma che in caso di presenza dela sovrastruttura, il suo studio sarebbe fortemente inficiato? una critica cheavrei rivolto a Lebeuf sarebbe stata questa: nelle sue ipotes avrebbe dovuto dare maggior peso e approfondimento alla questione sovrastruttura, documentandosi con i pozzi di Is Pirois, e di Sa Brecca, presso tertenia.

    Infine: chi ha proposto il 1300 per i santa Cristina e su quali basi? non che mi crei prbleimi ma vorrei capire quali siano gli argomenti. Anche perchè nel suo recente studio su Ballao, confrontanto anche dal Lebeuf col santa Cristina, per la questione della fascia di conci mediani più larghi degli altri filari, la Manunza data il pozzo sacro tra la fine del Bronzo medio e il bronzo finale: non ci sono infatti ceramiche geometriche caratteristiche del primo ferro. dunque anche in quel caso siamo tra il 1350 e il 1000 a.C.; poi pare ci fu una frana.

    inoltre potresti spiegarmi meglio, in che modo con questa dicversa datazione, il santa cristina sarebbe più preciso?

    ciao...

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  2. Ciao Ded,
    le questioni che poni sono tutte assai interessanti (magari su qualcuna spero che ti risponderà lo stesso Lebeuf).
    Lebeuf sostiene che il pozzo sia un osservatorio astronomico lunare, dunque se sopra vi fosse una struttura che non permetteva il passaggio della luce lunare attraverso l'occulus è ovvio che l'ipotesi di osservatorio cadrebbe, anche se resterebbe quella di essere un tempio a pozzo costituito da una cupola realizzata con una geometria lunare, dove il rapporto base altezza altezza della cupola forma un angolo, rispetto alla verticale, coincidente con il punto di massima altezza in cielo della Luna.

    Ottime le tue osservazioni su Is Piros, quella torre o era completamenta chiusa (visto che non ha ingresso) o era aperta in alto, e dunque teoreticamente permetteva alla luce di penetrare nella cupola sottostante.
    Credo che a Santa Cristina vi fosse una parte aerea, e che il significato astronomico del pozzo sia ancor maggiore di quello ipotizzato dall'amico A. Lebeuf, e spero che un mio libriccino su Santa Cristina veda la luce entro il 2011.

    Pierlugi Montalbano è duro di comprendorio per sua natura e fa la figura dello sciocco qaundo si mette a criticare un libro senza neppure averlo letto.

    Chi pensa che nella cupola del pozzo di Santa Cristina, vi sia un rifacimento di epoca romana, dovrebbe vergognarsi di essere archeologo. E quando mai i romani lo avrebebro restaurato in stile nuragico?!

    Chi non crede alle parole di Atzeni quando dice che la cupola l'ha trovata pressochè intatta (ha rimesso in opere solo un concio originale) è salutare che passi in confessionale.

    La linea passante per la base della parete nord della cupola e il bordo nord dell'occulus è di soli 3 primi di grado sfasata rispetto ad un allineamento perfetto in relazione ai dati astronomic relativi al 1000 a.C. , se prendiamo i dati del 1300 l'approssimazione sarebbe solo di 2 primi.
    Ma non pensare neppure lontanamente di datare il pozzo astronomicamente, nella relizzazione di un orientamento vi è sempre l'errore umano, entro una approsimazione di 10 primi è lecito pensare che il manufatto fosse un osservatorio ad una approssimazione maggiore corrisponderebbe un tempio asatronomicamete orientato.

    La perfezione dell'orientamento e la possibilità di registrare attraverso la scala graduata tutte le fasi comprese tra il lunistizio medio e quello maggiore, rende l'ipotesi di Lebeuf assai verosimile, siamo di fronte al più antico osservatorio astronomico dell'intera umanità.
    Siamo di fronte ad un apparecchio architettonico che risulta essere una macchina astronomica idonea a fare osservazioni funzionali a prevedere le esclissi.

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  3. parte 1 di 2

    Lasciami sorridere di gusto, caro Mauro, col tuo occulus "sardo". Non solo le doppie alle parole italiane, ma anche a quelle latine!
    Trovo le critiche rivolte al lavoro di Arnold misere. Si capisce che sono minate dalla miseria umana, specie dall'invidia, vizio che annebbia la mente. Straordinaria la differenza di chi "deve" trovare l'errore e chi, come DedaloNur, che vuol capire e superare qualche passaggio che non gli risulta chiaro e logico.
    Raramente ho incrociato ricercatori come Lebeuf, pignolo e attento fino all'ossessione. Ha avvicinato diverse volte il prof Atzeni, gentile ma avaro e lentissimo. Da anni dice che deve pubblicare, lo disse anche a me più di dieci anni fa e nulla offre dei suoi rilievi, misure, ecc. Alla domanda ovvia, sulle manomissioni operate nel restauro, ha sempre detto, sia a me che poi a Lebeuf, che non ha aggiunto che una pietra della vera, trovata vicino alla chiesa e che ha rimesso in loco i conci che ha numerato (e i numeri si vedono ancora), anzi li ha spinti in loco perché uscivano dal paramento. I complimenti di Cesare Brandi, massima autorità del restauro del secolo scorso, sulla qualità del restauro conservativo del Pozzo credo li abbiano avuti pochi altri restauratori in tutto il nostro Paese! L'idea che il pozzo fosse coperto è un'idea anche di Atzeni, ma non ci sono prove, né reperti, se non la possibile analogia con altri pozzi o fonti. Ma questo è un unicum e le analogie mi lasciano indifferente.
    Il rilievo che proposi conteneva un errore, che già Mauro mi segnalò e che fece imbestialire anche Lebeuf, soprattutto perché gli mandava all'aria tutte le sue ipotesi. Cavron! è il titolo che giustamente mi sono meritato!
    Il lavoro di Lebeuf è straordinario sul piano del metodo, sul rigore analitico, sui risultati a cui è pervenuto. Bellissimo dal punto di vista fotografico. Foto che emozionano, ma che sono essenzialmente lo strumento di dimostrazione. Il leggio che la luna traccia nelle sporgenze dei filari isodomi sono una emozione che da sola illumina tutta la civiltà nuragica.
    Nuragico? Ovvio che dico che il pozzo sia nuragico, perché i tecnemi sottesi e congelati nella costruzione sono gli stessi che hanno consentito la costruzione del nuraghe (lo stato di coazione orizzontale). I conci, sono quelli a protome taurina di tutti i pozzi e le fonti nuragiche. Ci sono simili manufatti, es Predio Canopuli, S. Vittoria, in parte Su Tempiesu, Nulvi...Ma nessuno appartiene in toto alla grande arte costruttiva.

    di Franco Laner
    continua

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  4. parte 2 di 2

    Nel pozzo di S. Cristina c'è per me l'apoteosi del nuragico. Nel pozzo ci sono i prolegomeni della scienza moderna, inaugurata nel neolitico, che ha nell'osservazione astronomica la sua genesi. Che poi il pozzo fosse anche strumento di previsione potrei invocare la sospensione di giudizio, ma che sia una pietra miliare per la storia della scienza ho pochi dubbi!
    L'emozione, pura emozione che ogni persona, di estrazione e cultura diversa, prova nel visitare il pozzo, è la consacrazione dell'arte cristalizzata nel manufatto. La lettura di osservatorio astronomico lunare di Arnold aggiunge spiegazione alla percezione ingenua, fenomenologia, inevitabile, che solo le opere d'arte hanno in sé e offrono a piene mani.
    Maledizione! Perchè non si usano le capacità critiche per le evidenti sciocchezze che legittimano la povertà e la miseria della destinazione ufficiale dei nuraghi? Perché accanirsi su un lavoro che getta pura luce su di un gioiello che chiede di capire le sorgenti originarie? Ha ragione Mauro: accontentiamoci di guardare il dito che indica la luna!
    Lo sfruttamento del patrimonio nuragico, sia culturale, scientifico e economico (L'amico Nini Pigozzi, in un colloquio a Lanusei, presente Lebeuf, esclamò: ci può essere cultura che non provochi economia?) passa essenzialmente per la conoscenza, alta (mi scuso: per la conoscenza e basta) del patrimonio nuragico. Più lo conosciamo, più lo possediamo e meglio lo possiamo offrire al visitatore. I minuti in cui la bianca luce lunare sfiora i filari del magico collo di bottiglia del camino del pozzo rifondono di colpo il biglietto anche della più costosa compagnia aerea!
    La ricognizione operata da Lebeuf delle leggende, dei miti sui pozzi, e di tutto ciò che è stato scritto su S. Cristina in particolare, sono un contributo fondamentale, preludio all'affondo scientifico. Arnold ha usato la disciplina che insegna in modo sapiente, muovendosi in un terreno, paludoso solo per chi non riesce a cogliere nei simboli, nei miti, nella magia, il seme della rivoluzione scientifica iniziata appunto all'uscita del neolitico e che ancora perdura.
    Chapeau! Gli dissi quanto commentai una sua esposizione alcuni anni fa! Chapeau gli dico ora!
    Riprenderò il discorso quando l'entusiasmo mi avrà abbandonato. Per ora questo è per me il più grande omaggio alla civiltà, che si è sviluppata al centro del grande lago mediterraneo.
    saluti
    Franco Laner

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  5. Riesco spesso a scrivere da cani a causa della fottuta fretta, ed il post di sopra è un altro esempio..
    Però mi fa piacere che abbiate compreso nonostante non tutto sia esattamente intelligibile.
    1) qualcuno avrebbe il benedetto indirizzo mail di Demurtas per chiedere lumi sulla ristrutturazione romana. A me sorprende un aspetto di questa ipotesi: non se ne sa nulla.

    2) Mauro, saresti più efficace se portassi esempi di monumenti, dal significato astronomico riconosciuto accettato universalmente, nei quali si verifcano altri sfasamenti di 2-3 primi di grado (se superiori ancora meglio..). Questo perchè nella mentalità e nel pregiudizio comune se un orientamento non è preciso al 1000x1000 non è un orientamento.
    L'argomento ricorrente è infatti che un centimentro di errore inficia con effeto moltiplicatore tutte le altre misurazioni rendendo inutile lo studio (cito sempre la discussione nel forum..).

    Insomma non è sufficiente essere efficaci nella dimostrazione scientifica, occorre pure esserlo, nella divulgazione con esempi e paragoni dall'evidenza solare. Il libro di Lebeuf è scritto in modo semplice ma in realtà è molto complesso, soprattutto nell'ultima parte. Quando lo leggo ho come la sensazione che mi si porti per mano sino all'ingresso del labiritnto e poi mi si dica: arrangiati!

    "Nella conferenza di Cagliari l’ing. Ambrogio Atzeni, che con l’archeologo Enrico Atzeni, diresse gli scavi e il restauro, ha detto che nella parte basale del pozzo vi erano delle aperture che facevano pensare che vi fosse già in origine una conduttura per tenere basso il livello dell’acqua."
    questa me la sono persa. non ero presente a Cagliari. si potrebbe sapere qualcosa in più?
    E' indecente che di un sito come S. Cristina non si conoscano ancora ne i dati di scavo ne i minimissimi dettagli della sua struttura; per di più la presenza di fori scolmatori alla base della tholos non è un "minimo dettaglio" qualsiasi, anche perchè alimenta l'idea che vedono nel S. Cristina, una cisterna o poco più.

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  6. @ Laner
    "Ma questo è un unicum e le analogie mi lasciano indifferente."

    Se posso permettermi una critica, questo è un atteggiamento sbagliato e favorisce esattamente coloro che "devono trovare l'errore". Invece uno studio deve coprire tutte le piste e le alternative in modo da non lasciar sguarnito il fianco ad accuse di parzialità. Se cioè, non si studiano le sovrastrutture ci si espone immediatamente all'accusa di aver voluto rimuovere un ostacolo alla propria teoria, per far tornare i conti.

    Se Lebeuf paragona la fascia mediana di conci più larghi del Santa Cristina alla fascia mediana del Funtana coberta, Irvu, Predio Canopoli, che presentano sovrastrutture, deve dare per scontata la presenza di una sovrastruttura e studiarla in modo analogico, lì dove si è conservata. Per la fascia mediana il S. cristina nonsarebbe un unicum...mentre per la sovrastruttura, sì.

    comunque anche a ballao, non vi è alcun accesso alla sovrastruttura: perchè?

    La situazione è molto particolare. perchè da un lato l'archeoastronomia, se non erro non permette verifiche di archeologia sperimentale, come una sovrastruttura lignea creata ex-novo sul pozzo di santa cristina sulla base degli esempi intati in nostro possesso.

    dall'altro lato, giustamente non possiamo ignorare l'oculum che è il vero e proprio elemento caratteristico e peculiare del santa cristina ....non presente in tutti gli altri pozzi, almeno da quanto io sappia. a che serviva se non come pozzo di luce? e perchè si trova solo al Santa cristina? se serviva a prelevare l'acqua calando un secchio dal buco, com'è che non si trova in tutti gli altri pozzi? Dopo questa domanda l'interlocutore, se onesto, dovrebbe ammettere che la pietra apicale di tutti gli altri pozzi mancava.... per consentire il prelievo dell'acqua. Ma se e quando verrà dimostrata la presenza di scolmatori alla base, allora l'idea dell'oculum per il prelievo dell'acqua cade perchè da un lato ci sono lescale che consentono ua raccolta più comoda, dall'altro abbiamo queste thooloi aeree senza ingresso...l'unica è la funzione di pozzo di luce.

    Che il pozzo sia nuragico, piuttosto che non-post-"nuragico" come qualcuno va sostenendo (anche alla conferenza di Nuoro) mi pare evidente. Io so di conci a T rinvenuti anche nei nuraghi. l'isodomia del S.Cristina, ce la troviamo anche nei nuraghi e nelle tombe dei giganti.
    Ma in Sardegna, senza evidenze, si va predicando la teoria di invasori provenuti da non so dove, e non meglio identificati distruttori dei nuraghi (guardacaso presenti coi modellini o sublimati nelle tholoi dei pozzi o delle fontane sacre).
    Non ci sono invasori, perchè altrimenti avremmo avuto un quadro ben diverso. C'è la partecipazione della sardegna alla koinè metallurgica con tutto quello che consegue, e una società che nel bronzo recente raggiunse una complessità senza eguali nel mediterraneo occidentale, come sottolinea p.e. il Peroni, che per fortuna sua non è sardo e dunque non può esser tacciato di apologia nuragico-nazionalistica per certe sue considerazioni

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  8. Ciao Aba,
    il cerchio di Goseck, è stato definito la Stonehenge tedesca, ma Stonehenge (quella inglese intendo) non è un osservatorio astronomico.
    E neppure Goseck, penso.

    Trovare degli orientamenti astronomici in un monumento non significa che il munumneto fosse un osservatorio astronomico, più verosimilmente si tratta di strutture templari astronomicamente orientate, dove magari in particolari giorni si potevano osservare epifanie astronomiche.

    Insomma stonehenge è un tempio, dove al solstizio d'estate si osservava il sorgere del sole in prossimità della hell stone.

    Sino al libro di Lebeuf, ben si sapeva (anche se gli archeologi sardi, in modo criminale, lo negavano) che santa cristina fosse un tempio astronomicamente orientato con la luna, mente con lo studio di Lebeuf emerge che la cupola del pozzo rappresenta un vero e proprio strumento attraverso il quale si poteva registrare e studiare il ciclo della Luna.

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  9. http://it-it.facebook.com/note.php?note_id=156449191078103

    Anche per Stonehenge sono state proposte orientazioni lunari. Ma a parte ciò che dice Mauro, io so che non sono stati ancora verificati.

    Invece Adriano Gaspani, ha proposto l'identificazione - di un tempio iperboreo circolare citato da Ecateo di Mileto , nel quale in cui la Luna ogni 19 anni danzava lungo l'orizzonte senza mai tramontare -con Callanish (Isola di lewis), come potete leggere nella pagina facebook lincata.

    Mauro sai qualcosa in proposito?

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  10. ripeto che trovare orientamento astronomico su dei monumnenti , non significa che siano degli osservatori.
    Osservare un determinato evento (o più d'uno), non indica che si tratti di un osservatoiro , ma di un tempio orientato astronomicamente.
    Mentra secondo Lebeuf Santa Cristina è stato concepito per osservare e registrare i cicli della luna pre tutto il periodo compreso tra il lunistizio medio, il lunistizio maggiore e il lunistizio medio, più della metà dell'intero ciclo.

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  11. chiedevo soltanto. da quel poco che ho letto Gaspani propone "solo" un identificazione tra ubna fonte antico e un sito noto....la danza della luna lungo l'orizzonte è una frase di Ecateo, non di gaspani.

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  12. cioa Ded, Non sono d'accordo con tante interpretazioni di Gaspani, per esempio i ragionamenti astronomici che fa alcune tombe di gigante, ma non è di questo che voglio parlare.

    se noi troviamo mehnir o nurgahi allineati lungo le linee lunistiziali o solstiziali, non siamo di fronte ad osservatori astronomici siamo semplicemente di fronte a paesaggi antropomorfizzati in maniera astronomica rituale.

    La cupola di Santa cristina è invece una sosrta di meridiana, che permette di registrare e fare previsioni astronomiche (le eclissi) a parere di A. Lebeuf.

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  13. Pareri, opinioni. Tutti molto dotti. Sostenuti, se non capisco male, su ipotesi o poco più, nella migliore delle ipotesi; su elucubrazioni presuntuose e pretestuose nella peggiore.
    Io - assolutamente profano in materia di archeologia, se non per alcune anforette e bruciaprofumi romani ritrovati quando avevo otto anni (cioè in epoca preistorica) a San Gregorio, quando degli scavi destinati alla costruziopne di una Villa portarono alla luce una tomba romana prontamente manomessa e violentata da una quantità di gente del tutto priva di sensibilità - io, dicevo, che quando vidi la prima volta il Pozzo mi rifiutai di credere ai miei occhi, per via dell'armonia e della magnificenza dell'opera (constatazione de visu) e dell'incredibile ingegno dei suoi Costruttori, ho letto tutti i Vostri sapienti commenti e, salvo che per uno o due, non ho ricavato da essi il benchè minimo elemento che servisse a sciogliere i miei mille dubbi.
    Ora, visto che ci siamo, nella mia obiettiva pochezza per la quale chiedo venia, vorrei chiedere a qualcuno CHE-NE-SA-SUL-SERIO, se sia vero che il Pozzo ha funzionato, oltre che da osservatorio lunare, anche da osservatorio astrale. Ho letto infatti che dall' "oculus", in tempi andati cadeva sull'acqua anche la luce di Rigel Kent, una stella doppia i cui nomi più noti sono, congiuntamente, Alpha Centauri, e Beta Centauri. Che interesse potevano avere i nostri Padri-Fratelli protosardi, ad osservare quell' Astro tanto lontano da noi?
    Potrei cotinuare ma sconfinerei, forse in una fantascienza peraltro assai plausibile. E quindi mi fermo qui ed aspetto, se qualcuno vorrà darmela, una spiegazione. Ma, certo, "quella" ipotesi è estremamente suggestiva. E consentirebbe di capire meglio la perfezione incredibile del Pozzo di Santa Cristina.
    Gianfranco Giorgini

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